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Metamorphica è il titolo di una mostra presentata nel 2000 dall'associazione Renzo Cortina. Non è
di quella mostra che desidero parlare, ma quel titolo carico di significati simbolici appartiene alla
mia storia. "E' percorso dall'indefinitezza alla forma, dal pensiero alla storia, dalla via al cammino.
La metamorfosi attiene alla vita, così come all'arte". Sono parole che sento più che mai legate a
questo racconto.. .forse lo sono in quello di ogni uomo, ma qui oggi segnano la narrazione
dell'attività della galleria Cortina. Appartengono a quella strada che nell"87 decisi di
intraprendere.
Da solo.
Dopo la scomparsa di mio padre, con il quale collaboravo già da qualche anno, assunsi la
direzione
della galleria. Decisi così di lasciare l'attività libraria, settore al quale sono ancora oggi
particolarmente legato, per le arti visive. Un mondo che, pur con tutte le sue complessità dettate
anche da un mercato difficile, mi apparteneva e con il quale iniziavo ad avere dimestichezza.
L'eredità di professionalità e di conoscenze che mio padre mi aveva lasciato - peraltro ben
documentata dalle tante testimonianze raccolte dagli amici in questo catalogo - era tale che decisi diportare avanti il lavoro da lui intrapreso 25 anni prima.
Lasciai nel '96 la sede storica di Piazza Cavour e con otto artisti fondai questa associazione
culturale intitolata per l'appunto a Renzo Cortina, proseguendo l'attività espositiva nel nuovo centro
di via Mac Mahon. E' uno di quei luoghi, inseguito da lungo tempo, che appartiene alla Milano
"nascosta", da scoprire proprio lì su quei viali trafficati che sembrano non poter riservare sorprese.
Mi innamorai di quel luogo, trattiene un'atmosfera poco urbana, direi quasi aerea, fatta di silenzi e
di architetture dolci. Era perfetto per creare uno spazio diverso, sede dei linguaggi della creatività.
La formula associativa mi permetteva di coinvolgere direttamente quei giovani protagonisti che
avevano deciso di lavorare nell' arte, di comprenderla ponendosi anche dalla parte di chi la
promuove: artisti ed insieme promotori culturali. Giovani scopritori avventurosi che avevano capito
l'importanza di cogliere un mondo che oggi diventa sempre più "contaminato". Il loro
atteggiamento rifletteva, e lo fa ancora oggi, l'evoluzione dei tempi e del mercato. E' stata una
scelta, sicuramente mori da schemi canonici; eppure in tanti, in quegli anni particolarmente duri per
l'arte, si sono "reinventati" per poter far fronte ai cambiamenti sociali e alle tante difficoltà, anche
economiche, che hanno toccato anche il nostro settore. E così assieme a questi giovani, legati da
ambiti di ricerca artistica, affinità di percorsi, frequentazioni comuni, ho intrapreso questa nuova
avventura che ancora oggi è ricca di curiosità, di spunti e di sorprese.
Sempre più artisti hanno iniziato a fare di questo nuovo spazio "culturale" un importante punto
d'incontro, un luogo di dibattito: vedevo realizzarsi il sogno nel cassetto che in qualche modo dava
continuità a tutto quello che aveva significato a Milano, negli anni Sessanta, la galleria Cortina. In
via Mac Mahon c'ero io, con la mia identità di gallerista ma anche di promotore. Se nella storica
galleria di Piazza Cavour si alternavano mostre di artisti consolidati a giovani emergenti,
identificandosi sempre più anche come "salotto letterario" ove si tenevano incontri importanti, qui
siamo riusciti a creare nel contemporaneo, quella stessa vivacità di un tempo.
Il 23 settembre 1996, abbiamo inaugurato lo spazio con una mostra personale di Emilio Tadini. Un
grande e rinomato artista che ha richiamato centinaia di visitatori. Da allora sono passati più di
cinque anni; gli eventi si sono alternati con grande vivacità, dando spazio ad esposizioni di artisti
famosi, come Roberto Grippa, Sandro Martini, Marcello Dudovich .Eugenio Carmi .Giancarlo
Cazzaniga e tanti altri, ad esposizioni di giovani che abbiamo sempre attentamente selezionato.
La volontà che ancora oggi contraddistingue il nostro operato è quella di presentare ricerche
dell'arte contemporanea che riteniamo interessanti, senza pregiudizi critici. Un punto di incontro
per la molteplicità dei linguaggi e delle sperimentazioni oggi esistenti. E' una scelta di
controtendenza rispetto alla filosofia di tante gallerie, che si identificano con alcuni filoni dell'arte,
peraltro rispettabilissimi. Ma quella "strada" diversa rispecchiava un momento in cui l'arte
viveva una fase di destabilizzazione dove non poteva essere facilmente "etichettata" dentro a correnti,
filoni, ricerche come invece lo era stata in passato.
E così in questa alternanza di eventi e idee, abbiamo dato sempre più spazio agli incontri su temi
dell'arte contemporanea, alla presenza di artisti, critici, galleristi e pubblico, alle performance,
senza tralasciare momenti culturali legati a presentazioni di libri o alla musica.
Insomma non solo galleria, bensì un luogo per l'arte, dove incontrarsi, dove accogliere anche quel visitatore che in una
galleria non c'è mai entrato. Non dimentichiamo infatti quel "blocco" che hanno molti a varcare la
soglia di una galleria d'arte. Tutti noi galleristi abbiamo vissuto giorni interi senza vedere un'anima
all'interno del nostro spazio, quasi l'arte intimorisse, per non dire "dell'arte, soprattutto di quella
contemporanea, la gente se ne frega". Non gli interessa, non la capisce.
Qui è diverso, perché la curiosità è tanta, da parte di tante diverse persone. C'è la vitalità. Supporto,
stimolo, consolazione: anima del fare. Di intraprendere collaborazioni con Enti pubblici italiani,
relazioni con istituzioni estere, con altre realtà espositive nazionali, ma anche
internazionali - penso ad esempio alle mostre "Milano-Berlino Metropoli a confronto", ma anche alle tante esposizioni
promosse in collaborazione con altre importanti realtà culturali, con il Museo d'Arte Moderna di
Gazoldo degli Ippoliti (Mn), con la Società Belle Arti di Verona, con il Centro di documentazione
della ricerca artistica contemporanea "Luigi Di Sarro" a Roma o nei tanti luoghi, musei e
fondazioni vicino a Milano.
L'avventura continua. Oggi questa mostra ci invita ad una pausa, quasi un bilancio su quelli che
sono stati questi quarant'anni di attività legati al nome Cortina. Uno sguardo sull'arte che ha
segnato la fine del secolo. Non lo sento come un punto d'arrivo; penso piuttosto che sia il racconto
di una bella avventura che ha riservato sorprese significative che è giusto ricordare. Una storia
dettata da quella "metamorfosi" che segna questo cammino nell'arte intrapreso nel lontano 1962.
Oggi è un coro a più voci ciò che contraddistingue l'associazione culturale Renzo Cortina e mi
piace che sia così. Mi piace pensare che al di là delle leggi di mercato che fanno comunque parte
della mia attività di gallerista ci sia lo spazio per altro. Per pagine che devono ancora essere scritte.
STEFANO
CORTINA
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